
“Open (again) – Una ripartenza all'insegna dell'export” è il titolo del Rapporto Export 2020 Sace presentato giovedì 10 settembre in web conference dai vertici della società, il presidente Rodolfo Errore e l’ad Pierfrancesco Latini, alla presenza dei ministri dell’Economia, Roberto Gualtieri, e degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, Luigi Di Maio.
Il Rapporto offre ogni anno alle imprese italiane una «bussola per orientarsi», come l'ha definita Alessandro Terzulli, chief economist di Sace, che ne ha illustrato i contenuti, che prevedono una ripresa robusta dell'export italiano già nel 2021, ripresa che consentirà alle esportazioni italiane di beni di arrivare a quota 510 miliardi nel 2023.
Esportazioni in forte calo nel 2020
Le incertezze ereditate dal 2019, l’impatto pandemico del Covid-19 e le conseguenti misure di contenimento del contagio, che hanno portato a un Great Lockdown, impatteranno ovviamente quest'anno sulla crescita economica e sugli scambi mondiali destinati a registrare variazioni ampiamente negative. Le esportazioni italiane di beni, in valore, sono attese infatti in forte contrazione nel 2020, ai livelli di quattro anni fa, e si ritiene chiuderanno con un calo dell'11,3%.
In uno scenario base di contenimento della pandemia entro la fine di quest’anno e di efficacia delle misure di politica economica adottate, è comunque possibile prevedere una ripresa robusta già nel 2021 e una dinamica relativamente sostenuta negli anni successivi.
Reattiva sarà anche l’evoluzione prevista per l’export italiano di servizi, dopo il crollo atteso nel 2020 (-29,5% il dato di consuntivo relativo al primo trimestre dell’anno), dovuto principalmente al turismo, con un ritorno ai livelli pre-crisi Covid già nel prossimo anno. La velocità del recupero di quanto “perso” quest’anno dalle vendite di beni all’estero resta comunque differenziata in base ai settori di attività e ai mercati di sbocco.
Export italiano: un quadro eterogeneo per settori di attività
Secondo il Rapporto Export di Sace, maggiori spinte al ribasso riguarderanno alcuni settori dei beni intermedi, come i metalli e, in misura minore, i prodotti in gomma e plastica, che hanno sofferto l’interruzione delle Catene Globali del Valore (CGV) causata dal blocco diffuso delle attività produttive nella prima metà dell’anno, mentre la dinamica della chimica risulterà meno impattata nel 2020 grazie in particolare alla componente della farmaceutica.
Criticità sono attese anche per i beni di consumo, in particolare nel settore della moda che si riprenderà solo lentamente nel 2021, mentre le esportazioni di mobili e arredamento potranno beneficiare della maggiore attenzione dei consumatori legata alla più lunga permanenza nelle abitazioni, conseguenza anche dello smart working.
Anche per i beni di investimento, specie nei mezzi di trasporto, nella meccanica strumentale e negli apparecchi elettrici, si assiste a un momento di stasi. Sono invece le esportazioni italiane di agricoltura e alimentari a essere le meno colpite nel 2020, in virtù di una produzione che non ha subito drastici arresti durante il lockdown e di una domanda sostenuta dall’aumento della spesa per alimenti e bevande realizzata nei canali della distribuzione, più o meno organizzata. In questo senso le restrizioni fisiche imposte ai contatti diretti con i consumatori e le imprese partner hanno fatto comprendere ancora di più l’importanza e le potenzialità dei canali digitali e dell’e-commerce per tutte le categorie di merci e servizi.
Export italiano: i suoi mercati di sbocco
Come ogni anno, il Rapporto Export Sace fornisce una mappa precisa delle aree geografiche e dei settori per consentire agli esportatori italiani di orientare le proprie scelte. Nel 2020 le esportazioni italiane verso le diverse aree geografiche vedranno dappertutto un segno meno: le nostre vendite verso i paesi europei avanzati e il Nord America subiranno una contrazione marcata nell’anno in corso, seguita da una ripartenza già nel 2021, sebbene non sufficiente per ritornare sui livelli del 2019. Il recupero maggiore del nostro export si verificherà nei mercati dell’Europa emergente e dell'area Csi, mentre sarà più lento in Asia, America Latina e Africa Subsahariana.
Le previsioni sull’export in due scenari alternativi
L’elevata incertezza riguardo l’evoluzione dell’emergenza sanitaria a livello globale ha spinto Sace a simulare due scenari di previsione export alternativi, basati su assunti differenti e peggiorativi rispetto a quelli dello scenario base, a seconda della durata dell'emergenza Covid-19.
In un primo scenario, Sace ha considerato l’eventualità di un nuovo lockdown su scala globale nei primi mesi del 2021, mentre in un secondo scenario ha ipotizzato che le restrizioni all’attività economica e le misure di distanziamento sociale attualmente in essere in molte geografie vengono allentate in maniera più lenta e graduale rispetto allo scenario base. In entrambi gli scenari, la necessità di riattivare o mantenere le restrizioni al movimento delle persone e ai processi produttivi sia nazionali che internazionali accentuerebbe il crollo dell’export italiano, che nel 2020 segnerebbe -12% e -21,2% nei due scenari, rispettivamente. Il 2021 non sarebbe più un anno di “rimbalzo”, ma vedrebbe una crescita ancora negativa nel primo scenario e soltanto lievemente positiva nel secondo, rinviando il pieno recupero dei valori pre-Covid al 2023.